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Cucine etniche: sapori vicini o lontani?

 

 

Un fenomeno osservabile negli ultimi tempi è indubbiamente l’accresciuto interesse verso le cucine straniere. Le famiglie del panel Amagi & ForSurvey hanno valutato le principali cucine etniche, esprimendo (in media) il proprio voto secondo questa graduatoria:

Il grafico mostra una preferenza complessiva per il sabor latino, con una netta prevalenza della cucina spagnola, seguita da quella argentina, messicana e brasiliana. Tuttavia, un’analisi più dettagliata mette in luce alcuni aspetti molto interessanti:

 

  1. L’atteggiamento “xenofilo” non è così marcato come spesso si dice nell’ambito multimediale. Paragoniamo infatti queste preferenze a quelle verso i brand nazionali (scala 1-10). Tutte le marche presenti nei circuiti distributivi mostrano un gradimento medio superiore ai 7 punti, al di sotto dei quali si evidenziano chiari segnali di crisi nel rapporto con i consumatori. Le cucine straniere, pur espresse con un concetto vago, non superano il punteggio massimo di 6.5, ottenuto dalla gastronomia spagnola. Questo significa, a grandi linee, che la conoscenza e l’apprezzamento delle cucine estere non sono in realtà ancora molto profondi e diffusi tra la nostra popolazione.
     

  2. In altri termini, prevale la somiglianza dei sapori che accomunano la pratica alimentare italiana (anche la più tradizionalista) alla grande scuola ispiratrice della penisola iberica, storicamente la prima ad essere “globalizzata”. Le donne sembrano preferire il sabor latino in maggior proporzione rispetto agli uomini. Il gradimento si accentua per la fascia di età tra i 30 e i 40 anni.
     

  3. I dati relativi alla cucina cinese, giapponese ed americana spingono ad un’altra riflessione. Il gradimento per queste cucine lontane dalle nostre abitudini culinarie si sta sviluppando molto gradualmente ed in modo asimmetrico. Spesso il loro repertorio gastronomico si riduce a pochi piatti. In secondo luogo, resta importante il ruolo svolto dal nostro diacronismo che prevede separazione dei gusti e ordine dei sapori rispetto al ricchissimo melange di queste tre filosofie culinarie.

 

In conclusione, l’eredità della riforma gastronomica illuminista ci condiziona ancora oggi a tal punto che ogni alimento o bevanda che le aziende moderne propongono al mercato deve risolvere, innanzitutto, la questione della sua “corretta collocazione” nell’ambito dei pasti canonici (come dimostrato in “Pensato & Mangiato - Il cibo nel vissuto e nell’immaginario degli italiani nel XXI secolo”).

 

 

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