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Quanti e quali tipi di “dolce” apprezzano gli Italiani?

Le preferenze delle famiglie italiane per il “gusto dolce” rivelano una notevole diversificazione. Ciò conferma, anzitutto, l’incessante (e sempre più complessa) “proliferazione sensoriale” del settore alimentare, con un continuo arricchimento gustativo per i consumatori.

 

"La golosità è un atto del nostro giudizio” scriveva J.A Brillat-Savarin in Physiologie du gout. I gusti alimentari possono mutare, quindi, a seconda della cultura alimentare di ciascun individuo. Tuttavia, il dolce (per quanto difficile sia circoscriverne esattamente la definizione) è il gusto innato nell’essere umano, che vi associa le emozioni legate alle esperienze sensoriali dei primi anni di vita.

 

Nel nostro caso, l’apprezzamento verso le numerose sfumature di “dolce” deriva anche dalle esperienze di consumo di innumerevoli prodotti alimentari (nuovi e maturi) presenti sul mercato. Analizzando la “top 10” che emerge dalla nostra ricerca (*), si può notare come il 54% degli intervistati predilige anzitutto il gusto dell'ananas (frutto esotico particolarmente gradito al pubblico femminile), seguito da uva (43%, simbolo dell’alimentazione e della tradizione mediterranea) e melone (42%, un apprezzamento condiviso con Francia e Spagna).

 

In sintesi, nonostante un certo conservatorismo alimentare, l’esposizione dei consumatori a migliaia di alternative alimentari “dolci” produce un cambiamento continuo del gusto (se per gusto intendiamo quella capacità umana di percepire e distinguere sul piano fisiologico o palatale il sapore). Nella stessa direzione si muove anche la ricerca varietale in agricoltura, ad esempio con la messa a coltivazione di nuovi frutti e varietà con gusti tarati su specifici target (infantile, giovanile, femminile, ecc.)

 

Modulare quindi il sapore dolce del prodotto secondo le tendenze in atto è un aspetto strategico sia per l’industria alimentare che per l’agricoltura. Tuttavia, non va dimenticato che la reale percezione dei consumatori (immersi nella complessità della vita quotidiana) è ben diversa da ciò che rivelano gli esperimenti “asettici” di laboratorio: una buona ragione per andare oltre la classica analisi sensoriale (priva di reali condizioni e benchmark di mercato) e studiare il gradimento dei consumatori alla luce della loro reale esperienza di consumo.

 

(*) Una nota metodologica: questa ricerca si è focalizzata esclusivamente sui gusti “puramente dolci”, escludendo dunque quelli riferibili anche all’amaro (cacao) o al gusto acidulo (fragola, lampone) o agrumato (limone, arancia).

 

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