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FlashFood Solutions: la complessità della modernità alimentare

L’aspetto forse più suggestivo e drammatico della modernità consiste nella sua crescente capacità di porci di fronte ad un diluvio di nuove idee e sollecitazioni tecnologiche. “Modernità” significa accettazione di uno sperimentalismo contagioso, fascinoso, coinvolgente, ma allo stesso tempo sfinente. Implica spirito di ricerca e attrazione per la diversità cui avvicinarsi per osservare, per tentare di comprenderla ed eventualmente di incorporarla nel proprio modo di vivere.  Le alterazioni radicali nella scelta e nel modo di trattare ed assumere il cibo, dunque, si fondano sempre su ragioni ‘convincenti’ che appartengono al pensiero, ancor prima che al palato.

 

Le cosiddette “FlashFood Solutions” apparse recentemente nel mercato italiano e (prima ancora) in quelli esteri colgono bene questo aspetto della modernità alimentare. Certamente esse sfidano protocolli consolidati e sapori circondati da un alone di “sacralità”. Le nuove convenzioni che esse implicano possono quindi apparirci assurde, illogiche, inadatte alle esigenze quotidiane. Ancora, “modernità” in campo alimentare significa, fra le tante cose, adattarsi anche ad un equilibrio instabile del menu. Il cibo “pronto per essere mangiato in ogni luogo e ad ogni ora” implica un ribaltamento ideologico di grande portata. Occorre infatti convincere gli italiani che mangiare spesso e ad orari irregolari può essere piacevole, oltre a non nuocere alla salute e alla loro linea.

 

Dobbiamo riconoscere, allora, che innovazioni come queste, che pur sembrano giustificate e facili da diffondere, necessitano in realtà di uno sforzo notevole per superare barriere psicologiche impreviste. Gli elementi chiave sono costituiti certamente dall’appetitosità dei vari mix, dalle porzioni, dalla funzionalità del packaging e, in particolare, dalla facile reperibilità del prodotto. Determinante è infatti il problema distributivo, trattandosi di prodotti da referenziare nei canali vocati alla comodità e alla specifica funzione d’uso delle FlashFood Solutions (ad esempio nei minimarket dei centri metropolitani anziché nei grandi ipermercati di periferia).

 

Ma soprattutto, un ruolo cruciale è svolto da una comunicazione tale da far entrare la gestualità necessaria alla loro facilissima preparazione in movenze rese esenti dal ridicolo o dal biasimo conseguente all’infrazione delle buone maniere (si pensi, ad esempio, al caso delle insalate pronte).

Similmente, cucinare prodotti di questo tipo (altro esempio: paste e risotti pronti) significa infrangere i tabù e la “paura” irrazionale che sottende alle equazioni “cucina rapida = poco salutare, poco digeribile”, “cucinato a lungo = più salutare, più digeribile”. È ugualmente difficile infrangere la consuetudine della “tradizione” (ossia della classica pasta italiana assurta ad emblema ed orgoglio nazionale, cucinata a lungo e condita con sughi preparati in casa) che rende “aberrante”, in Italia, l’idea di una pasta o di un riso pronti in pochi minuti o da riscaldare. Occorre, infine, superare la barriera psicologica per cui “io sono quello che mangio”, da cui può discendere la proiezione di un’immagine avvilente, declassante, svalorizzante di sé stessi nell’atto di consumare simili soluzioni rapide per il pranzo o per la cena.

 

In conclusione, il marketing strategico non può che riconoscere la grande – e spesso sottovalutata – complessità che si cela dietro a prodotti solo apparentemente “banali” che vengono lanciati ogni anno sul mercato.

 

Nell’ambito delle nostre attività di ricerca, abbiamo cercato di fornire alcune risposte empiriche attraverso indagini MULTICLIENT esemplificative dedicate a prodotti di questo tipo, come ad esempio “Ready Pasta Barilla”, un flashfood lanciato recentemente sul mercato americano. Per ulteriori informazioni: info@amagi.it

 

 

 

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